giovedì 17 febbraio 2011

Il 28 gennaio Legambiente ha pubblicato uno studio sulla qualità dell’aria nel nostro paese. Quello che maggiormente colpisce in questo studio è la presa di coscienza dell’esistenza di altre fonti di emissione riconducibili ad attività diverse da quelle industriali. Si chiarisce (lo ribadiamo, finalmente) quello che affermiamo da molto tempo e cioè che l’apporto in termini di emissioni di altri settori, supera in maniera considerevole, quello dell’industria.
Nella classifica fornita nello studio sugli sforamenti dei valori di PM10, la nostra città non compare fra le prime 62. L’unica città presente in Puglia è il capoluogo barese.
Continuando a leggere i dati presenti nello studio di Legambiente, riscontriamo che l’industria (di cui, lo ribadiamo, quella elettrica è una parte, non la totalità) è responsabile per il 25% delle emissioni di PM10 mentre il restante 75% è rappresentato da trasporti (45%), riscaldamento domestico (19%), agricoltura (14%) e altro. Lo studio continua con un altro dato interessante: a fronte di una diminuzione delle polveri sottili emesse in atmosfera, aumentano quelle emesse dal settore dei trasporti.    
Il discorso non cambia per gli NOx  dove, se è vero che Brindisi è al 6° posto tra le città italiane, è altrettanto vero che resta abbondantemente entro i limiti di legge. Anche in questo caso però se si guarda agli apporti di ogni singolo settore in Italia, ci rendiamo conto che l’industria (tutta) incide per poco più del 20% mentre il restante 80% è attribuibile ancora ai trasporti (70%), al riscaldamento (7%)  e ad altri fattori.
Purtroppo, per una parte strumentalizzata dell’ambientalismo brindisino, quello che vuole influenzare la politica su alcuni temi e che favorisce gruppi di interesse che agiscono indisturbati sul nostro territorio, esiste solo la produzione di energia elettrica da carbone che, si badi bene, è solo una frazione di tutta l’industria di cui parla lo studio di Legambiente!
Noi del Comitato Energia, Ambiente e Territorio ci chiediamo, allora, a chi giova dare di Brindisi l’immagine di una città inquinata? Questa è la gente che parla di sviluppo turistico ma spaventa i turisti che magari temono di arrivare nel posto più inquinato d’Italia. Questi i signori che parlano di sviluppo agricolo ma spaventano gli acquirenti che sui mercati ortofrutticoli non vogliono più acquistare i prodotti delle nostre terre dipinti sempre come immangiabili e pericolosi per la salute umana. Questi i delatori che contribuiscono a tenere gli agricoltori lontani dalle loro terre che invece dovrebbero essere immediatamente restituite al loro uso legittimo.
Gli studi, quelli di autorevoli tecnici e scienziati, non certo dei tuttologi della domenica al bar dello sport, ci rassicurano ripetutamente sullo stato di salute delle nostre terre e della nostra aria ma questo a qualcuno non piace. Conviene più piangersi addosso pretendendo che le Istituzioni o le aziende risolvano i nostri problemi. L’ambientalismo, quello vero, si batterebbe invece, come fa Legambiente in questo studio, per proporre soluzioni di mobilità sostenibile, per rendere più efficienti le case e ridurre le dispersioni termiche, sostenere la realizzazione di abitazioni “attive” dal punto di vista energetico, per promuovere lo sviluppo di porti verdi, per far rimuovere l’amianto ancora esistente in vaste zone del nostro territorio.

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