mercoledì 30 novembre 2011

I "TECNICI" PUGLIESI POSSONO SALVARE LA NOSTA TERRA

In questi giorni può prendere piede l’idea che siano i tecnici a dover salvare la politica. Anche quella locale, almeno quella incompetente.
Questa che potrebbe essere una teoria, rischia di diventare un auspicio per molti cittadini pugliesi.
Ci riferiamo agli ordini del giorno con i quali il Consiglio Regionale pugliese chiede, in linea con il piano energetico regionale, la riduzione delle
emissioni di CO2 e lo stop alla costruzione di nuovi impianti a biomasse.
Gli ordini del giorno hanno del ridicolo, quanto il PEAR, nella parte in cui pretendono di imporre tali limitazioni. Ridicolo per tutta una serie di motivi. Innanzitutto, come oramai risaputo, la CO2 non è un inquinante ma un clima-alterante che non ha effetti sulla salute; ad esempio è presente nelle bevande gassate, nelle acque minerali, ecc.
Il suo impatto, inoltre, è a livello globale e non locale. Vale a dire che, per essere efficaci, gli obiettivi di riduzione vanno raggiunti a livello mondiale.
Che senso ha continuare in politiche localistiche quando alle stesse di sottraggono paesi come Cina, India e Stati Uniti che da soli producono la stragrande percentuale di CO2 mondiale (oltre il 50%), mentre tutta l'Italia arriva a malapena all'1%?
Altro aspetto. Per quale motivo intervenire drasticamente sul settore energetico che rappresenta solo una delle fonti di emissione di CO2? 
Altrettanto importanti (se non preponderanti) sono le emissioni di CO2 dovute al riscaldamento domestico, al traffico veicolare, alla zootecnia, all’industria in generale. Perché allora accanirsi solo
contro il settore della produzione di energia, bene necessario nella vita di tutti i giorni di ogni cittadino e azienda? Costi energetici elevati significano, infatti, anche minore competitività per le nostre imprese. Ma ad alcuni forse non interessa.
Un altro importante aspetto, forse quello più importante: la legge italiana stabilisce che la competenza per gli impianti di produzione energetica sopra i 300MW (praticamente tutti quelli contemplati nell'ordine del giorno regionale) spetta allo Stato e non alla Regione. In pratica, se le aziende impattate dai provvedimenti regionali (Enel, Edipower, Eni, Sorgenia, ecc.) dovessero impugnare nelle sedi giuridiche competenti il piano energetico regionale, quasi certamente ne uscirebbero vincitrici e azzererebbero, 
a ragione, tutte le disposizioni regionali in materia.
In pratica vuol dire che alcuni esponenti regionali hanno sprecato il loro tempo e le nostre risorse in atti privi di efficacia.
Discorso a parte meritano le biomasse. Qui il paradosso diventa estremo.
L'Unione Europea chiede l'incremento di questo combustibile per combattere i cambiamenti climatici e favorire la riduzione di CO2. Alcuni rappresentanti regionali, invece, da un lato vorrebbero la riduzione di CO2 e dall'altro ostacolano lo sviluppo di centrali che aiuterebbero muovere in quella
direzione. Ben venga la filiera corta.
Ci chiediamo allora che senso abbia sprecare tempo e risorse a discutere e legiferare senza competenza su queste materie in un periodo di crisi in cui le priorità dovrebbero essere altre per tutto il mondo politico.
Il territorio vuole efficienza nell'uso delle risorse pubbliche, lavoro, investimenti e sviluppo sostenibile. C'è gente invece che rema in senso opposto rispetto a questi obiettivi.
Dobbiamo forse sperare che siano dei tecnici ad aiutare la Puglia contro la demagogia della politica nostrana?

Comitato Energia Ambiente e Territorio

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