Nella giornata che qualcuno vorrebbe far ricordare come quella del “no al carbone”, il Comitato Energia Ambiente e Territorio, interpretando il pensiero della “Brindisi che produce”, ritorna a mettere le questioni nei giusti termini, contro i tentativi mistificatori perpetrati da alcuni gruppi, che seppur rappresentando una minoranza, provocano disinformazione e allarmismi senza fondamento con il mero obiettivo di apparire, noncuranti del danno di immagine che provocano al nostro territorio. E’ ora di dire basta agli slogan ingannevoli che mirano solo a confondere l’opinione pubblica distogliendo l’attenzione dai veri problemi che in questi momenti di forte congiuntura economica attanagliano il paese e il nostro territorio.
I problemi di Brindisi non sono quelli del carbone. Molte famiglie, drammaticamente, non arrivano a fine mese e la disoccupazione ha toccato ormai livelli preoccupanti, soprattutto nei giovani dove questo dato raggiunge il 70%. La zona industriale è sempre più caratterizzata da realtà improduttive; il porto ha ancora molti spazi disponibili che potrebbero essere impiegati per un serio rilancio, al fine di acquisire un ruolo rilevante nelle attività commerciali e turistiche nel mediterraneo. Infatti, sono interamente false le ragioni di chi vuol far credere che il sottosviluppo turistico e commerciale sia da attribuire alla movimentazione delle navi carboniere. È assolutamente vero, invece, che il porto è sostenuto dalle attività del polo energetico e dal petrolchimico, senza le quali tutte le attività portuali chiuderebbero.
Il comparto agricolo rimane senza una prospettiva di sviluppo. Certamente non a causa delle ultime vicende legate al fotovoltaico, ma piuttosto per la scarsa attenzione dei soggetti deputati che non hanno favorito la creazione di filiere di produzione integrata e di qualità. Assistiamo quotidianamente al continuo espianto di quote di produzione per la difficoltà dei produttori di commercializzare i prodotti, nonostante la presenza nelle immediate vicinanze di grosse catene di distribuzione che, per convenzione, dovrebbero offrire alla
clientela i prodotti locali. La lista è lunga e non vogliamo dimenticare l’emergenza rifiuti, l’assenza di mobilità sostenibile. Tutto questo non avviene in altre realtà europee. Basti guardare alla vicina Spagna oppure alla verde Danimarca o Germania, dove è in progetto la realizzazione di nuove e moderne centrali alimentate a carbone. In Germania, tra l’altro, in un sito che già ospita storici impianti di produzione a carbone per una potenza 4 volte superiore a quelli presenti a Brindisi, il turismo e l'agricoltura di qualità convivono egregiamente intorno a questi moderni impianti. Forse in quei luoghi non sono abituati a piangersi addosso e a distruggere l’immagine delle loro stesse terre come accade a Brindisi.
Sentiamo raccontare continuamente degli sforzi portati avanti dalla Germania per abbandonare il nucleare e continuare a investire nel fotovoltaico. Ma qual è il contributo alla generazione elettrica assicurato in questo paese dagli ingenti investimenti eseguiti nel fotovoltaico (primi assoluti al mondo)? Scopriamo che
il fotovoltaico assicura solo lo 0,5% dell'elettricità che consumano i tedeschi, mentre il carbone copre il 47% dell'elettricità di cui hanno bisogno. E in Danimarca, dove troviamo pale eoliche ovunque? L'eolico contribuisce per il 13% mentre il carbone copre circa il 50% dell'elettricità prodotta in loco.
Quando però, nelle ore di maggior richiesta elettrica il vento non soffia, sono costretti, per non rischiare il black-out, a importare l'elettricità nucleare dalla vicina Svezia. In questi giorni, alcuni soggetti politici, si sono affannati a parlare genericamente di emissioni di CO2 demonizzando le centrali brindisine che, a
loro dire, contribuirebbero all'apparente ritardo dell'Italia rispetto ai vincoli imposti dalla UE. Ancor peggio, questi signori, manifestando una incompetenza senza precedenti, associano questo tipo di emissioni alla mancata salvaguardia dell'ambiente.
Allora chiariamo, e speriamo una volta per tutte, questo aspetto.
La CO2 non è un inquinante e non produce effetti nocivi a livello locale, ma essendo un climalterante, va inserito in un contesto globale. Giusto dare qualche dato, la sola Cina insieme agli USA producono quasi il 50% delle emissioni mondiali di CO2. Nella classifica l'Italia è molto indietro rispetto ai colossi, con una produzione di CO2 pari a poco più dell'1% di quella globale.
Non dimentichiamo che, per ridurre le emissioni di CO2, non basta agire solo sul settore elettrico, ma bisognerebbe considerare tutte le altre fonti di rilascio, tra le quali e con contributi rilevanti ci sono certamente anche il riscaldamento degli edifici, i trasporti, le diverse altre attività industriali, il settore delle costruzioni e l'agricoltura.
Le vere emissioni riguardano al massimo gli ossidi di zolfo, di azoto, le polveri ed i metalli pesanti il cui impatto, grazie alle moderne tecnologie ambientali, è sostanzialmente e drasticamente ridotto. È questo
quello che responsabilmente bisogna continuare a chiedere alle aziende. Continuare ad investire per
garantire un sempre maggior utilizzo delle migliori tecnologie ambientali. Oggi, chi produce energia con il
carbone investe enormi risorse per il rispetto dell’ambiente e del territorio che ospita gli impianti di
produzione.
Chi chiede di dismettere impianti fondamentali per il sistema elettrico locale e nazionale sostituendoli con
fonti energetiche rinnovabili o temporaneamente con il gas, certamente non conosce i concetti fondamentali che governano la produzione di elettricità nel mondo. Non lo conoscono dal punto di vista tecnico ed economico, non lo conoscono dal punto di vista occupazionale ma soprattutto calpesta i diritti dei lavoratori che ogni giorno danno il massimo per produrre un bene indispensabile per la collettività.
Oggi più che mai, abbiamo bisogno di energia abbondante e a prezzi ragionevoli per poter sostenere la competitività del nostro paese, sia in ambito locale che internazionale. Nessuno può negare l'importanza che ha per l'occupazione e l'economia locale la presenza sul territorio di moderni impianti di generazione
elettrica. A Brindisi, infatti, il comparto elettrico è l’unica realtà ancora in grado, nonostante la crisi, di garantire la sussistenza di diverse migliaia di famiglie.
Inseguire la fantascienza e le falsità, dimenticandosi della scienza, così come rappresentato dai soliti noti del “NO A TUTTO”, distrugge prospettive ed opportunità per il nostro territorio. Noi del Comitato Energia, Ambiente e Territorio crediamo che tutto questo la nostra città non possa e non debba
permetterlo.

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